Abbiamo intuito, imparando dal territorio, la necessità-opportunità di creare
una struttura imprenditoriale di portata nazionale in grado di proporre alle
persone e alle famiglie servizi diversificati, frutto dell’innovazione e della
capacità di trasferire saperi e competenze da un territorio all’altro, da una
comunità all’altra.
Da questa intuizione è nata nel 1987
Cgm, che si è sviluppata grazie
all’ascolto, all’azione cooperativa, alla di operare con strumenti
flessibili, alle relazioni fiduciarie.scelta
La struttura
Cgm, che oggi confluisce in
Welfare Italia, è articolata in 79
consorzi, 1.200 imprese sociali, 40.000 operatori e complessivamente realizza e
distribuisce servizi per un valore di oltre un miliardo di euro.
È un sistema in continua crescita: in dieci anni il numero delle imprese è più
che triplicato e il valore della produzione è aumentato significativamente,
raddoppiandosi dal 1998 a oggi.
La maggior parte dei consorzi e delle imprese sociali ha una dimensione
provinciale talvolta metropolitana, con una diffusione capillare sul territorio
che riceve senso e consapevolezza dall’appartenere a un unico sistema con una
visione strategica unitaria.
Non si tratta di una semplice modalità organizzativa, ma di una vera e propria
cultura di comunità che mette la relazione al centro del fare e che favorisce la
condivisione di esperienze all’interno del sistema.
È la cultura della rete che rende
Welfare Italia molto di più di una somma delle
parti, un sistema che mutualizza i bisogni, aiuta le persone a desiderare e a
progettare, produce senso, sostiene la costruzione di un nuovo legame sociale
fra persone, comunità e imprese.
La rete è estesa su tutto il territorio nazionale: quasi la metà delle nostre
imprese sociali si trovano al Nord, ma una parte consistente è radicata anche al
Centro e al Sud.
La strada già percorsa